beppe severgnini

 

Italiani di domani

Prezzo: 15 €
Pagine: 180

http://www.beppesevergnini.com/2012/10/17/italiani-di-domani-5/

L’Italia deve pensare in avanti. Non è un lusso, è una necessità. Con questo libro Beppe Severgnini ci spinge a “riprogrammare noi stessi e il nostro Paese (brutto verbo, bel proposito)”. E offre agli italiani di domani – questione di atteggiamento, non solo di anagrafe –
8 suggerimenti: semplici, onesti, concreti.

Sono le otto T del tempo che viene, otto chiavi per aprire le porte del futuro.

1.Talento   Siate brutali
2. Tenacia   Siate pazienti
3.Tempismo   Siate pronti
4.Tolleranza   Siate elastici
5.Totem   Siate leali
6.Tenerezza   Siate morbidi
7.Terra   Siate aperti
8.Testa   Siate ottimisti

Dietro le otto porte, non c’è necessariamente il successo. Ma di sicuro c’è una vita – e un’Italia – migliore.

Questo libro è stato consigliato da un mio attempato professore ai ragazzi che studiano presso il CNOS FAP.
La Federazione nazionale “CNOS-FAP” – Centro Nazionale Opere Salesiane / Formazione Aggiornamento Professionale –  coordina i Salesiani d’Italia impegnati a promuovere un servizio di pubblico interesse nel campo dell’Orientamento, della Formazione e dell’Aggiornamento professionale con lo stile di don Bosco.

Ripropongo il suo messaggio che parte da alcune riflessioni suggerite dal libro “ITALIANI di DOMANI di Beppe Severgnini.

Un libro destinato a chi vuole provare a ragionare sul proprio futuro e, magari, a cambiarlo.

Per questo vengono offerte otto chiavi, otto parole “magiche”:

“Otto porte sul futuro”. (otto parole che iniziano con la T di tempo, il tempo che viene, il tempo che viviamo giorno dopo giorno).

Cari ragazzi dovete sognare !

1. TALENTO: ricercare il proprio “talento”, che non è solo un precetto evangelico, è soprattutto una prova di buon senso. E’ scoprire ciò che siamo portati a fare: è la nostra attitudine, la nostra predisposizione. Richiede tempo e non risolve i nostri problemi di lavoro, però aiuta. Se il vostro talento corrisponde alla vostra passione, tanto meglio.

2. TENACIA: è l’invito alla PAZIENZA. E’ la capacità di “tener duro”. E’ l’bitudine alla fatica. LA forza di “sopportare” un capo, un ragazzo, un collega… insopportabile! E’ la calma, la costanza, con cui si inseguono i risultati sapendo che se si vuol raccogliere bisogna seminare. Solo la costanza nei comportamenti produce risultati. Le cose buone fatte saltuariamente servono a poco.
Il talento non basta, occorre tenacia.

3. TEMPISMOsignifica possedere il senso del tempo. La consapevolezza che le cose cambiano; e noi, con le cose. Il mutamento deve essere considerato come una opportunità, non una fonte d’ansia. (il saper vivere all’altezza dei temi. Senza nostalgia. Incarnarsi nel tempo. Più siamo avanti con gli anni, più è difficile. Giovanni Paolo II è un classico esempio)

4. TOLLERANZA: essere elastici. Coltivate le sfumature; tollerate l’imperfezione; modificate gli obiettivi: accettate i compromessi, ma non tutti e non sempre.
La tolleranza è come il vino. Troppa è dannosa, un pò fa bene ! (è saggio mutare pensiero Cambiare idea…)
I saggi latini dicevano “in medio stat virtus!”

 5. TOTEM: (come dire un proclama), siate leali! Alzate un totem e restategli fedeli.
Stabilite le vostre regole:
non si ruba, non si dicono bugie, non si imbroglia…”così non si fa”!

Un figlio che pronuncia queste quattro parole vale più di qualsiasi magistrato, più di qualsiasi carabiniere, finanziere, confessore.
Il peccato più grave è convincervi della inutilità dell’onestà.
Diffidate di chi si appella all’etica e si fa scudo con la religione:   guardate cosa fa, non cosa dice di voler fare! 

“Il fine giustifica i mezzi”! Certamente Gesù Cristo non ‘ha mai detto. 

6. TENEREZZA: siate accoglienti; siate morbidi; il benessere collettivo non si riduce ai numeri; ciò che conta “è la qualità della vita” a tutti i livelli. 

7. TERRA: credo vada inteso come luogo in cui vivere. Ma anche saper accettare gli altri, le loro idee…
Siate aperti. Gli intolleranti sono in genere ignoranti! Giudicano il mondo chiusi nel loro angolo. La possibilità del confronto è una ricchezza, è una gioia, una fortuna. Siate aperti. Essere aperti è un vantaggio e non costringe a rinunciare al proprio modo di vedere le cose, a dimenticare le proprie origini come pensa qualcuno.

8. TESTA: siate ottimisti. I motivi per essere il contrario ci sono sempre e sono tanti. Ma anche quelli per essere ottimisti. E’ una questione di atteggiamento anzi, di testa. Guardate la storia recente. I vostri nonni, bene o male, hanno ricostruito l’Italia; ma i vostri genitori non hanno agito con altrettanta lungimiranza.
Abbiamo “arredato” il mondo, il paese, la casa, per starci comodi e senza badare a spese…. Portate talento, tenacia, tempismo e tolleranza in ciò che fate. Un consiglio che è anche una preghiera: siate indulgenti, difendete i vostri ideali, guardate la vita con ironia, soprattutto non diventate intolleranti.Difendete i vostri ideali. (certamente rivolto più agli educatori che ai ragazzi).
Per concludere: non “potete” sognare. Voi “dovete” sognare!
Questo è l’unico ordine. Gli altri sono solo consigli. 

Non voglio essere campanilista, a dispetto! Però quanto don Bosco ci sta!
Sarebbe interessante trovare nella vita di don bosco, nelle parole di don Bosco, negli episodi della sua vita che ce lo presentano a contatto con i ragazzi, trovare appunto situazioni che si possono accostare, avvicinare, a queste provocazioni educative, a questi….suggerimenti utili a quanti sono educatori e a quanti sono nella situazione di dover essere educati, formati.

 

 

DECALOGO PER  UN’ITALIA NUOVA

Non bastano le buone notizie dal campo e dai mercati per cambiare il destino di una nazione: però aiutano. A patto di non sprecare l’occasione. Le superstizioni sono un marchio d’ignoranza, ma le coincidenze sono segnali fascinosi, da non trascurare. La settimana che vede l’Italia del calcio in finale contro la Spagna, e i due governi alleati per convincere Berlino ad allentare la morsa sul debito, ha mostrato la vulnerabilità – perché no, la ragionevolezza – della Germania. L’Europa è la somma delle nostre magnifiche imperfezioni: avanti così. A quest’Europa, l’Italia può – anzi, deve – dare molto: a patto di crederci. E, per crederci, deve credere in se stessa.

Mi trovo negli Stati Uniti da un mese. Ho visto le partite degli azzurri in una pizzeria di Chicago, dentro una stanza d’albergo a Boston e Spokane, in un caffè di Portland Oregon. Giovedì all’Aspen Ideas Festival in Colorado: un italiano e un tedesco davanti al televisore, nell’indifferenza generale (mai sottovalutarci, Herr Meier!). Poco prima s’era tenuto un incontro sul futuro dell’Europa, con abbondanza di scetticismo e metafore calcistiche. Avevo detto, isolato ottimista: ce la farà l’Unione Europea, ce la farà l’euro, ce la farà la nazionale italiana. When the going gets tough, the Italians get going. Quando il gioco si fa duro, gli italiani cominciano a giocare.

Tutto questo, a una condizione. Anzi, a dieci. E’ un modesto decalogo per un’Italia nuova: uno dei 60.000.000 (sessanta milioni) possibili.

1 NON TEMERE
2 NON ESAGERARE
3 NON ACCONTENTARSI
4 NON ASPETTARE
5 NON TACERE
6 NON NASCONDERSI
7 NON RIMUOVERE
8 NON ILLUDERSI
9 NON AGITARSI
10 NON FERMARSI

1 NON TEMERE
CESARE PRANDELLI di Orzinuovi (Brescia, CHE OGGI FA L’AGRICOLTORE !) non ha piagnucolato, quando gli hanno riportato dal Sudafrica una squadra liquefatta. Non ha avuto paura del nuovo, non s’è rifugiato in nostalgie autarchiche. Nella prima intervista da CT, due anni fa, ha parlato dei “nuovi italiani” e di quanto avrebbero potuto dare alla nazionale. Uno di loro – lo sapete – si chiama MARIO BALLOTELLI  (bresciano pure lui, che SPIEGA COME FA A SEGNARE I RIGORI : «È una questione di testa. Devi stare calmo e aspettare che il portiere si muova. Se rimane fermo fino alla fine, non riuscirà a parare un pallone tirato negli angoli della porta. Se si muove, lo vedo e tiro dall’altra parte. È impossibile, per lui. Gli unici due modi in cui posso sbagliare un rigore sono se non sono concentrato e se tiro fuori»). La lezione, come spesso capita alle cose del calcio, è interessante perché va oltre il calcio. L’Italia è un Paese naturalmente conservatore, ma non tutto in Italia è da conservare. La nostra testa è una soffitta troppo piena. Dobbiamo imparare a distinguere ciò che è da tenere (molto) e ciò che è da buttare (non poco).

 

2 NON ESAGERARE
Dopo la vittoria, Winston Churchill disse: «Possiamo concederci un po’ di letizia, ma non dimentichiamo la fatica e gli sforzi che ci aspettano». Aveva vinto una guerra mondiale: non una partita di calcio o una concessione in un vertice a Bruxelles. Sono usciti dall’Italia, nelle ultime 48 ore, deliri compiaciuti, dichiarazioni roboanti, euforie infantili da parte di adulti insospettabili (Twitter non perdona). Ho visto, qua e là, titoli volgari e commenti offensivi. Sono gli eccessi dei repressi e i latrati dei frustrati: evitare. C’è una misura in tutte le cose. Chi lo ha scritto era nato dalle parti di Potenza.

 

3 NON ACCONTENTARSI
Oggi giocheremo la finale e, comunque vada, il torneo sarà finito. C’è una partita europea ben più lunga, come sappiamo, da cui non dipende solo il destino di una moneta, ma quello di una costruzione comune e del nostro benessere collettivo. Qui negli USA pochi guardano le partite o seguono la politica UE, ma molti hanno capito che un’uscita disordinata dall’euro porterebbe una recessione drammatica, ben peggiore di quella seguita alla crisi finanziaria del 2008. Il ridimensionamento della Germania – a Varsavia e a Bruxelles, sul campo di calcio e al tavolo delle trattative – non deve farci dimenticare che la richiesta di fondo è ragionevole: la disciplina di bilancio è necessaria affinché l’euro abbia un futuro. I tagli, in Italia, sono stati fatti. Ora bisogna crescere – finalmente l’hanno capito anche a Berlino – e per crescere dobbiamo produrre, e per produrre dobbiamo lavorare meglio, e per lavorare meglio dobbiamo slegare l’Italia dai suoi lacci. Questo Mario Monti non ha avuto ancora il coraggio di farlo, perché quei lacci sono collegati a rendite, posizioni, tradizioni, diritti acquisiti (un’espressione da vietare). E’ bello sentirsi felici in una domenica d’estate: ma non basta.

 

4 NON ASPETTARE
Spesso provare è rischioso, ma attendere è penoso. La Nazionale di Prandelli ha già ottenuto un grande risultato, riconosciuto in tutta Europa e oltre. Ha dimostrato che gli italiani non sanno solo difendersi, ma anche attaccare, giocando bene. Basta volere: è una questione di atteggiamento mentale e organizzazione. Se l’Italia vuole permettersi assistenza sanitaria gratuita, istruzione pubblica e previdenza sociale – cose di cui, girando il mondo, tanti di noi vanno fieri – deve pagarsele. E, per pagarsele, deve rimettersi in moto.

 

5 NON TACERE
I successi italiani vanno di là del calcio e della diplomazia (due campi dove veniamo regolarmente sottovalutati). L’elenco è lungo e inutile (lo conoscete). Basti dire che abbiamo insegnato al mondo a mangiare; e se non ha del tutto imparato, non è colpa nostra. Eppure siamo perseguitati da stereotipi negativi, come poche altre nazioni al mondo. Negli USA è evidente: dai Sopranos a Jersey Shore, l’italianità viene spesso rappresentata come criminalità, maschilismo, edonismo sfrenato. Gli italo-americani, giustamente, si lamentano: nessun’altra comunità viene trattata così, né lo sopporterebbe (non gli ispanici e non gli afro-americani, non gli ebrei e non gli asiatici). L’orgoglio nazionale è necessario, quindi. Questo non vuole dire difendere l’indifendibile.

 

6 NON NASCONDERSI
Ci sono i patrioti e ci sono i patridioti: quelli per cui l’Italia è perfetta così com’è (con la politica ingorda, la connivenza come religione, la metastasi malavitosa). E invece – lo sappiamo – si può migliorare, come ogni cosa umana. L’entusiasmo è un buon combustibile, e può accendere il fuoco del cambiamento: ma non dev’essere paglia, carta o diavolina (ogni riferimento milanista è puramente casuale). Il fuoco – la sapevano i vecchi, lo sanno i boy-scout – va mantenuto, alimentato, ravvivato. I successi regalano consapevolezza, e questo è importante. Ma rischiano di produrre pigrizie e autoassoluzioni. La scommessa italiana è trasformare i bei gesti in buoni comportamenti. Se la vinciamo, non ci batte nessuno.

 

7 NON RIMUOVERE
I media – quotidiani in testa – vengono accusati di creare ansia, quando occorre speranza. E’ vero: spesso esageriamo. L’Italia è piena di belle storie e gente buona (pensate al capolavoro quotidiano del volontariato). E se alcuni – anzi molti – chiedono di sapere tutto, per mesi, su un delitto sessuale, dobbiamo avere il coraggio di dire: no, basta. Altrimenti falsiamo la percezione nazionale. Detto ciò, guai a rimuovere. I farabutti – non mancano – sognano questo: che nessuno parli dei loro traffici, dei loro imbrogli, dei loro furti. D’accordo: i media non devono diventare strumenti di depressione collettiva, ma neppure armi di distrazione di massa. Torniamo all’attualità. Se non ricordassimo che questo splendido Europeo è stato preceduto da un vergognoso scandalo-scommesse commetteremo un errore.

 

8 NON ILLUDERSI
I successi dei nostri giocatori hanno infastidito molti. C’è infatti chi, fuori d’Italia, aspetta solo le nostre cadute per gridare che non sappiamo correre. C’è chi, in Italia, non prova neppure a camminare: sta seduto e bofonchia. C’è chi non fa le cose che dice, e non dice le cose che fa. Pensiamo alle autorizzazioni, ai certificati, allo stillicidio normativo e tributario: una piaga nazionale, come sa chi vuole aprire un’impresa, rifare una casa, assumere un dipendente. Noi cittadini chiediamo, giustamente, procedure snelle: ma dovremmo avere l’onestà di non approfittarne. E invece, appena l’autorità apre uno spiraglio, noi ci passiamo col carro armato.

 

9 NON AGITARSI
Sono anni di transizione, nelle società occidentali. Abbiamo problemi particolari, in Italia, ma non abbiamo l’esclusiva dei problemi. Venerdì, qui a Aspen, Robert Putnam spiegava l’imminente “social mobility crash”: gli USA sempre più divisi per classi. In Italia abbiamo finalmente capito – si spera – che un Paese dove si evade tanto, si ruba troppo, si produce poco, si lavora male, si complica tutto e non si cresce per nulla – be’, non ha futuro. Finora davanti a tagli e riforme (pensioni, lavoro, fisco) abbiamo mostrato autocontrollo. I tedeschi sono più emotivi di noi: l’hanno dimostrato in campo (incapaci di reagire agli eurogol) e fuori dal campo (incapaci di accettare gli eurobond).

 

10 NON FERMARSI
Il mio primo viaggio in America risale a trentacinque anni fa. Estate 1977, sei ventenni e una motorhome, anche allora da costa a costa, nell’autoradio sempre la stessa canzone: “Don’t stop” dei Fleetwood Mac.

Don’t stop, thinking about tomorrow, Don’t stop, it’ll soon be here, It’ll be, better than before Yesterday’s gone, yesterday’s gone

Non smettere di pensare a domani. Non smettere, presto sarà qui, Sarà qui, migliore di prima. Ieri se n’è andato

Don’t stop, non fermarsi: qualunque cosa accada, nel calcio come nella vita, il mondo va avanti. E l’Italia è parte del mondo. Una parte importante, profumata, inconfondibile: per questo abbiamo tanti occhi addosso. Cerchiamo di smentire chi ci sottovaluta e di non deludere chi ci stima. Nessun governo l’ha mai proposto, nessun parlamento l’ha mai votato: ma è un bel programma.

Beppe Severgnini